Londra in mini cooper

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Londra in mini cooper © Andrea Lessona

Londra in mini cooper © Andrea Lessona

La mini cooper rossa sfreccia sul Mall tra gli Spring Gardens. La inseguo da Buckingham Palace a bordo della sua gemella blu. Ancora qualche metro e il mio autista la affianca, clacsonando. La supera per un attimo, poi le lascia strada perché si infili prima sotto l’Admiralty Arch. Ed entri trionfante a Trafalgar Square.

Dai 56 metri d’altezza, Orazio Nelson guarda giù in un sorriso di pietra, e approva: la macchina col colore delle truppe di Sua Maestà ha vinto quella con la livrea simile ai soldati di Napoleone. L’onore della patria è salvo, la storia si ripete.

La storia di un antico impero collassato e concentrato nella sua città più importante, che oggi si può riscoprire da una prospettiva diversa: quella stretta e retrò delle piccole macchine a noleggio per attraversare Londra e le sue vie stressate di smog e traffico.

Basta una telefonata e Robert, o uno della “Gang”, arriva a prenderti in qualsiasi parte della capitale britannica. Lo senti avvicinarsi col rombo inconfondibile della mini cooper, il suo amore. Un amore ricevuto in dono a 17 anni e che poi, grazie all’incontro con Oliver durante un colloquio per trovare lavoro è diventato business.

I due non ottengono l’impiego: sfogato il dispiacere nel fondo di una pinta, scoprono la passione comune. Così Bob e Oli, come li chiamano qui, creano dal nulla “smallcarBIGCITY”. E iniziano a girare la loro Londra, raccontandotela a bordo di questo mezzo, simbolo degli Anni 60 e dell’Inghilterra che fu.

Quella dei Beatles, dei pantaloni a zampa di elefante, delle minigonne e delle parrucche, dei capelli lunghi e della voglia di Libertà urlata a squarciagola. Eppure questi ragazzi, protagonisti di un revival nostalgico, sanno tutto di ogni monumento, chiesa, palazzo della capitale. Come Alastair, il terzo della “Gang”, che oggi è il mio autista.

A ogni tratto di strada, un effluvio di parole gli esce dalla bocca. “Ho girato il mondo ma per me non c’è nessun posto migliore di Londra. Sono orgoglioso di essere inglese”. Me lo ripete in continuazione, tra una clacsonata e l’altra. O appena tirato dentro il braccio dal finestrino abbassato per salutare i passanti, che in un “wow” dimostrano il loro stupore per il gioiellino guidato tra i bus rossi e i taxi neri di fronte ai simboli della Londra eterna.

Così segue Robert e sfreccia senza timore nell’ombra del Big Bang, mentre l’orologio batte le quattro. Scivola davanti all’abbazia di Westminster, gira verso il parlamento e la statua di Riccardo Cuor di Leone, e saluta i Bobbies che lo ricambiano con un pollice alzato.

Ormai lui e gli altri della “Gang” sono famosi, e tutti i londoners li conoscono. Bob e Oli hanno persino incontrato il primo ministro David Cameron durante un importante evento per rilanciare l’economia britannica. Perché qui l’impresa giovanile viene tutelata e sostenuta.

E i guys lo sanno, e ne approfittano: ogni giorno hanno più tour prenotati. Infatti la loro attività offre diversi pacchetti che vanno dal giro di un’ora, sino a un’intera giornata. Il business comprende anche il servizio di autisti per matrimoni e l’affitto delle preziose vetture per riprese fotografiche e televisive.

Prima di riportarmi in albergo, Alastair ripassa davanti a Buckingham Palace. Supera il Victoria Memorial e si infila lungo il Mall tra gli Spring Gardens. Quasi sotto l’Admiralty Arch lascia passare di nuovo Bob e la sua mini rossa. Perché entri prima a Trafalgar Square, e da lassù Orazio Nelson sia fiero di lui e del suo essere inglese.

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